Commercio Equo


IL COMMERCIO EQUO

Il Commercio Equo e’ una partnership commerciale, basata sul dialogo, sulla trasparenza e il rispetto, che cerca maggiore equita’ nel commercio internazionale.
Contribuisce allo sviluppo sostenibile proponendo migliori condizioni di commercio e assicurando i diritti dei produttori e lavoratori emarginati, specialmente nel Sud del mondo. Le organizzazioni del Commercio Equo, sostenute dai consumatori, sono attivamente coinvolte nel supporto dei produttori, nell’aumento della consapevolezza e nelle campagne per i cambiamenti delle regole e delle pratiche del commercio internazionale convenzionale.

Da oltre 40 anni, il Commercio Equo ha avuto un enorme successo usando il commercio per portare sviluppo. Nelle sue pratiche, il Commercio Equo tiene conto della dimensione sociale, economica, culturale e ambientale attraverso un insieme rigoroso di supporti volontari. Oltre 4,000 gruppi di produttori piccoli ed emarginati e centinaia di migliaia di lavoratori nelle piantagioni e nelle fabbriche in piu’ di 50 paesi in via di sviluppo hanno partecipato alle catene di sostegno del Commercio Equo. Piu’ di 5 milioni di persone in Africa, America latina e Asia traggono beneficio dalle relazioni con il Commercio Equo.

Il Commercio Equo e Solidale: storia e principi

I primi tentativi di commercio equo, o Fair Trade secondo la dizione anglosassone adottata a livello internazionale, risalgono a quasi quarant’anni orsono ed ebbero luogo in Olanda. Da allora, le botteghe del mondo e le organizzazioni di importazione si sono diffuse in quasi tutti i Paesi occidentali (o del Nord del Mondo). In Europa se ne contano circa 2500, con Olanda, Belgio e Germania a tirare la volata.
In Italia il commercio equo ha mosso i suoi primi passi nella seconda metà degli anni ’80, e oggi possiamo contare circa 200 botteghe del mondo. Anche nel Nostro Paese, come nel resto del Continente, il commercio equo inizia ad interessare anche la grossa distribuzione. Nel Luglio 1998, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione sul commercio equo e solidale, la seconda dopo quella storica promossa dall’allora eurodeputato Alex Langer, che ne riconosce il valore in termini di cooperazione e sensibilizzazione ed inizia a porre le basi per il suo riconoscimento e la sua certificazione a livello istituzionali. Anche questa volta la redazione del documento egrave; stata opera di un italiano, ‘On. Raimondo Fassa. Con la crescita del commercio equo hanno iniziato a svilupparsi iniziative su scala locale, continentale ed internazionale volte ad aggregare sia le botteghe del mondo, che gli importatori che i produttori. Le botteghe del mondo sono organizzate come associazioni o cooperative senza fine di lucro, e si caratterizzano come soggetti dell’economia no profit che agiscono nel contesto del commercio equo e solidale. Esse non si limitano alla vendita dei prodotti del commercio equo, ma propongono iniziative che vanno nella direzione di un modello di sviluppo più giusto, umano e sostenibile.

Il commercio equo risponde a precisi principi di seguito elencati:

Criteri di equità – Il commercio equo e solidale basa le sue relazioni commerciali su di una serie di criteri operativi condivisi a livello internazionale dalle varie organizzazioni che operano nel settore. Nel prezzo ai produttori viene assicurato un compenso equo, ossia in grado di garantire loro un degno tenore di vita, tenendo conto del lavoro impiegato e delle condizioni di vita. I prezzi stabiliti per i prodotti comprendono anche un margine da investire nello sviluppo dell’attività produttiva e in progetti di solidarietà.

Sviluppo sostenibile – I rapporti commerciali che si instaurano mirano a sostenere e favorire gli sforzi di sviluppo autonomo ed autogestito, creando nuovi posti di lavoro effettivo e promuovendo un processo produttivo adeguato alle condizioni locali, che non crei dipendenza e che sia rispettoso dell’ambiente.

Rapporto diretto – Il commercio equo evita ogni genere di intermediario commerciale, privilegiando il rapporto diretto con le strutture organizzate dei produttori. In tal modo viene eliminata una causa di sfruttamento e si contribuisce a spostare un ulteriore porzione di reddito dalla parte del produttore. La continuità del rapporto è un’altra importante modalità di sostegno.

Prefinanziamento – I piccoli produttori del Sud si scontrano spesso con il problema di reperire le risorse per acquistare materie prime ed attrezzature. Il prefinanziamento, fino ad un massimo del 50%, costituisce un modo per consentire loro di lavorarecon maggiore tranquillità, non contrarre debiti e non intaccare le risorse destinate al sostentamento familiare.

Trasparenza - Garantire al consumatore la massima trasparenza su tutte le operazioni commerciali, dalla formazione del prezzo ai contratti di acquisto.